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Il Comitato dei cinquantenni che quest’anno si occupa dei festeggiamenti in onore di San Pietro, il patrono di Terralba.
Il 13 maggio scorso aveva organizzato una conferenza che si era tenuta presso l’Istituto Superiore di Terralba, dove si era parlato dei bronzi nuragici recuperati fortuitamente mentre si effettuavano lavori agricoli nel lontano 1951, 72 anni fa, nella località di S’Arrideli.
Per l’occasione, lo stesso Comitato ha provveduto con encomiabile impegno, ad adoperarsi per avere la presenza dal vivo nella sala della conferenza il reperto più prestigioso del ritrovamento di S’Arrideli, un bellissimo bronzetto raffigurante un capotribù, abbastanza famoso nell’ambito accademico ma ancora quasi del tutto sconosciuto al grosso pubblico.
Come relatore della conferenza il Comitato organizzatore non poteva fare di meglio nello scegliere per l’occasione lo studioso più autorevole e più documentato, il Prof. Raimondo Zucca, dell’Università agli Studi di Sassari.
Raimondo Zucca non è la prima volta che viene a Terralba a onorarci della sua presenza e della sua parola. La prima volta è stata nel mese di maggio del 1985 e da allora sono passati 38 anni. In quella occasione venne invitato per parlare in una conferenza assieme al suo illustre Maestro, il Prof. Giovanni Lilliu, accademico dei Lincei. Io ero presente a quella prima conferenza di Momo e ricordo che il Prof. Lilliu ci parlò del ritrovamento dei bronzi nuragici di S’Arrideli, lo stesso argomento della conferenza del 13 maggio scorso, mentre Momo, che allora ricopriva l’incarico di funzionario archeologo della Soprintendenza di Cagliari e Oristano, in quella occasione ci parlò delle sue lunghe e fruttuose ricerche effettuate a Neapolis. Aveva iniziato le sue ricerche a Neapolis, questa antica e misteriosa città quasi sconosciuta, situata sulla riva più meridionale della laguna di Marceddì, da quando era ancora un giovanissimo studente liceale. Queste approfondite ricerche effettuate sia sul campo sia negli archivi, sono state l’oggetto della sua tesi di laurea, conseguita nell’anno accademico 1978-1979. Dobbiamo a lui se Neapolis ha riconquistato la sua storia che si era persa nell’oblio. Dopo l’intervento di Prof. Lilliu, prima che Momo prendesse la parola, il suo grande Maestro volle presentare al pubblico presente il suo brillante allievo e chiuse il suo discorso con queste significative testuali parole:” Questo giovane studioso sono sicuro che farà tanta strada, vola ormai con le sue ali e vola alto”. Aveva ragione il suo Maestro, parole profetiche le sue, perché Momo di strada nella ricerca storica e archeologica ne ha fatta davvero tanta e ancora ne farà. La stessa frase il Prof Lilliu la ripete qualche anno dopo, nella prefazione per il libro di Momo “Neapolis e il suo territorio”, pubblicato nel 1987.
Il Prof. Giovanni Lilliu nel suo articolo “Bronzetti nuragici da Terralba”, pubblicato nel 1953 negli Annali della Facoltà di Lettere, Filosofia e Magistero dell’Università agli Studi di Cagliari, Vol. XXI, Parte I, descrive il ritrovamento di un ripostiglio di bronzi nuragici figurati e d’uso avvenuto a Terralba, in zona di S’Arrideli, nel 1951, e ne descrive analiticamente tutti i materiali che sono stati acquisiti dallo Stato; si tratta complessivamente di 21 reperti tra integri e frammentari, di cui 5 statuine e 16 oggetti d’uso e armi, per un peso di 6,880 Kg. Come vedremo in seguito, l’acquisizione dei reperti non è stata senza difficoltà e purtroppo non tutto si è potuto salvare. Momo, con la sua grande abilità oratoria che lo contraddistingue, ci ha raccontato tutto questo con dovizia di particolari, alcuni dei quali ancora inediti.
Per l’introduzione al tema della conferenza, credo sia opportuno riportare testualmente quanto scrive il Prof. Lilliu: “Gli oggetti furono recuperati ad opera dell’Assistente agli scavi dell’Ufficio, l’ottimo signor Francesco Soldati, il 4 giugno 1951, a Terralba, in occasione della campagna di scavi a Neapolis. Una figurina, la testina del bronzetto col sombrero e tre accette a margini rialzati gli furono consegnate dal rinvenitore Milia, il resto del ripostiglio fu tolto, dopo varie vicende a certo P.S. da Terralba (ho voluto riportare solo le iniziali di questa persona, il testo riporta nome e cognome) che se n’era impossessato arbitrariamente e che, per poco, temendo di incorrere nelle sanzioni di legge, non compromise la conservazione dei pezzi i quali, grazie soprattutto ai buoni uffici dell’Ispettore Catzula, del Capitano Lai e del Signor Garau, poterono essere introdotti in Museo il 5 giugno. Soltanto una statuetta, purtroppo la maggiore di proporzioni, figurante, stando alla descrizione di persona che l’avrebbe vista, un capotribù, è sfuggita alle Collezioni dello Stato, rimanendo in mano di ignoto privato”.
Successivamente alla consegna dei bronzi, l’Ispettore Francesco Soldati eseguì un saggio di controllo nel luogo e nel punto del rinvenimento, ma il saggio non diede l’esito sperato, si recuperò solo un punteruolo in osso levigato e un frammento di ciotola in terracotta. In seguito, nello stesso posto, un altro sopraluogo venne effettuato dal Prof. Lilliu, ma non rilevò niente di nuovo, tranne qualche frustolo di ossidiana e di ceramica d’impasto e riporta l’idea e le ipotesi che si era fatta di questo luogo: “La limitatezza dei dati esposti non consente di formarsi un’idea precisa dell’antico luogo del ritrovamento”.
All’epoca di questi fatti, la conoscenza archeologica del nostro territorio era molto scarsa e possiamo dire che il Prof. Lilliu è stato il pioniere, il primo che ha avviato le ricerche sul campo. Prima di lui, quasi un secolo prima, nel mese di maggio del 1858, c’era stato un breve soggiorno di tre giorni a Terralba del Canonico Giovanni Spano, considerato il padre dell’archeologia in Sardegna, che visitò Neapolis, la strada romana di Su Ponti e Damas, la villa romana di San Giovanni ed effettuò alcuni scavi di tombe di epoca romana nella zona di Sa Ussa, che lui chiama Sa Bursa.
Nei primi anni del duemila, l’area del rinvenimento dei bronzi di S’Arrideli è stata inglobata nel centro urbano sud-orientale di Terralba, nel rione di San Ciriaco. Oggi sappiamo che il prezioso ripostiglio non era stato nascosto in un punto che possiamo chiamare isolato, ma era un sito che faceva parte di un contesto archeologico di vaste proporzioni, individuato in seguito a ricerche di superficie intensive, prolungate nel tempo; si tratta di un estesissimo villaggio di epoca nuragica con una superficie di almeno 12 ettari (Artudi-Perra 1996). Nel 2007, in seguito a un progetto di urbanizzazione che interessò una parte di quest’area destinata all’espansione urbana, venne effettuato uno scavo archeologico d’emergenza diretto da Emerenziana Usai, per conto della Soprintendenza Archeologica di Cagliari e Oristano e da Carlo Lugliè, docente di preistoria e protostoria dell’Università agli Studi di Cagliari. Lo scavo localizzato a sud-est della nuova via Don Mocci, una traversa che collega via Roma a via Nazionale, aveva interessato due lotti di edilizia privata e permise di mettere in luce, nel primo lotto, scavato dalla dott.ssa Emerenziana Usai, già a partire da poco meno di un metro di profondità, una ramificazione di strutture megalitiche in basalto pertinenti ad epoca nuragica. Il territorio a sud-est del paese, dove alla fine del secolo scorso è stato localizzato questo vasto villaggio di epoca nuragica, la carta del vecchio catasto del comune di Terralba, scala 1:2000, foglio 22, non a caso riporta il toponimo “Su Nuracceddu”. Lo stesso toponimo, con leggera variante, viene riportato anche nella Carta Tecnica dell’Italia Meridionale riguardante la Sardegna, scala 1:5000. Vittorio Angius, nel dizionario storico, statistico, geografico e commerciale del Casalis, relativo alla Sardegna, risalente al 1850, ci segnala in questa zona, a non molta distanza della vecchia chiesetta d San Ciriaco, la presenza di un rudere relativo a un nuraghe chiamato Sonis.
Poco più di un mese prima della sua pubblicazione, il Prof. Lilliu viene aggiornato sui fatti di S’Arrideli dall’Ispettore onorario all’archeologia di Terralba, Giuseppe Catzula, con una lettera trasmessa alla Soprintendenza datata 6 novembre 1953, quindi due anni e 5 mesi dopo il ritrovamento del ripostiglio, e di cui ritengo opportuno riportarne il testo: “I bronzetti sono stati rinvenuti nel giugno del 1951 nell’orto del Signor Severino Lai, ad una profondità di ottanta centimetri circa, mentre l’ortolano, certo Milia Sebastiano, scavava dei fossi per collocarvi alcuni alberi di melograno. Erano rinchiusi evidentemente in pignatte di terracotta, e vicino non vi erano sassi, ma frantumi di terracotta, di grande spessore e mattoni. Ho appreso però, che nello stesso orto, hanno rinvenuto altri oggetti (diversi da quelli già acquisiti dallo Stato)”.
In questa lettera dell’Ispettore onorario di zona, riportata nella suddetta pubblicazione del Prof. Lilliu, ci sono delle incongruenze che non possono passare inosservate. Da quello che emerge dal racconto, sembra abbastanza chiaro che il ritrovamento del ripostiglio non è stato contestuale, a differenza di quanto apprendiamo dagli atti, alla data di acquisizione dei reperti da parte delle autorità competenti. L’incongruenza è questa: Il signor Sebastiano Milia, noto Tau, era una persona molto conosciuta a Terralba e da ortolano bravo ed esperto quale lui era, non è cosa credibile che avesse piantato gli alberi di melograno nei primi di giugno, per il semplice motivo che giugno non è il mese giusto per eseguire questa operazione; in questo periodo questo tipo di pianta ha già raggiunto il massimo della vegetazione e della fioritura. Lo scrivente si è occupato fin da giovane di coltivazione di alberi da frutto di vario genere, compreso il melograno e per esperienza diretta sa bene che questo tipo di pianta va messo a dimora nei mesi invernali, comunque sempre prima che la pianta inizi la fase del germoglio. Non è nella norma nemmeno la profondità delle buche, 80 cm, è il doppio rispetto a quella consueta di 40 cm, ma questo non influisce sulla tempistica del calendario. In agricoltura tutte le operazioni, anche quelle più semplici e banali, sono scandite rigidamente da un calendario che da sempre è stato scrupolosamente osservato.
Per restare aderenti alla realtà dei fatti, è chiaro che il rinvenimento dei bronzi non può essere avvenuto nei primi di giugno e questa data dovrebbe essere anticipata ai mesi invernali o al massimo all’inizio della primavera, ma non oltre questo periodo. Da ciò si evince che i bronzi del ripostiglio per alcuni mesi sono rimasti in mano a privati cittadini e nel frattempo sappiamo che una parte è andata dispersa, e solo la parte restante, probabilmente quella esteticamente meno pregevole, ha potuto prendere la via del Museo di Cagliari. Come abbiamo visto, la dispersione dei bronzi di S’arrideli è un fatto acclarato e documentato dallo stesso Prof. Lilliu e dalla lettera dell’Ispettore Catzula, ma come vedremo più avanti, sarà Momo a raccontarci le novità più importanti di tutta questa complicata vicenda.
Sono stati invitati a parlare i due fratelli Atzeni, i possessori del capotribù proveniente dal ripostiglio di S’Arrideli, per raccontarci le cose di cui sono a conoscenza a proposito di questo loro reperto: “Riguardo al bronzetto in nostro possesso, possiamo dire quello che ci è stato raccontato quando eravamo bambini. Noi, purtroppo, non abbiamo avuto la possibilità di conoscere nostro nonno perché era venuto a mancare prima. A noi ci hanno raccontato che nostro nonno era stato chiamato da un signore per assistere la moglie che stava male per il parto, quindi prestò la sua opera di medico salvando la vita alla partoriente e anche al bambino. Questo signore per sdebitarsi di questo fatto si recò a casa di nostro nonno e gli consegnò il bronzetto contenuto in una cesta. Questo oggetto l’abbiamo vissuto in questa maniera, ed è per noi molto importante perché lo riconduciamo a nostro nonno, al dott. Atzeni, il medico condotto di Terralba. Lui che non era di Terralba, si legò moltissimo a questa comunità e anche la comunità si legò a lui e quindi decise assieme a sua moglie, nostra nonna, di trascorrere qui tutta la sua vita”.
Nei primi di aprile del 1978 fu effettuato un furto a Terralba, nell’abitazione della signora Miriam Atzeni Cipriani, vedova del medico Ioele Atzeni e nonna dei fratelli Atzeni, e in quella occasione i ladri, fra le altre cose, rubarono anche il bronzetto del capotribù. Il 4 aprile dello stesso mese, un ragazzino minorenne di Marrubiu si presentò all’Antiquarium Arborense di Oristano presentando questo bronzetto e chiedendo se poteva essere acquistato oppure se gli potevano corrispondere il premio di rinvenimento. Momo Zucca, in qualità di funzionario archeologo della Soprintendenza, ebbe parte attiva in questa vicenda, ma sentiamo le sue parole: “Il Direttore del museo, Peppetto Pau, mi chiamò e insieme a un tenente della Guardia di Finanza ci recammo a indagare il luogo dove questo ragazzino pretendeva di aver trovato questo bronzetto. L’indagine diede un risultato completamente negativo, non era un sito archeologico di ambito nuragico, diciamo del IX – VIII secolo a.C., dunque era un sito inventato”. Il bronzetto fu sequestrato su disposizione del tribunale di Oristano e quindi affidato in custodia giudiziaria al Direttore del museo di Oristano. Le indagini portarono alla incriminazione dei responsabili del furto e tutto questo poi si concluse con una sentenza di condanna il 13 novembre 1978. Nella stessa disposizione della sentenza, si stabiliva la restituzione del bronzetto alla famiglia Atzeni.
Alla conferenza ha assistito anche il nostro sindaco, dott. Sandro Pili, che invitato a prendere brevemente la parola ha ringraziato gli organizzatori dell’evento e i fratelli Atzeni per aver messo a disposizione il bronzetto. Ci ha parlato del futuro museo: “Noi abbiamo iniziato questo percorso di ristrutturazione del museo, ex casa Atzeni appunto, e speriamo che ritorni il capotribù a Terralba, a casa sua, in occasione della inaugurazione o di qualche importante evento. Ci teniamo molto a questo”.
Condivido pienamente le parole del nostro sindaco a proposito del museo e della speranza che il capotribù ritorni a Terralba. Il “pezzo forte” del ripostiglio di S’Arrideli è senza dubbio questo bellissimo capolavoro della bronzistica nuragica, raffigurante un autorevole re nuragico col suo lungo e largo mantello e il pugnale ad elsa gammata appeso al petto. Questo re nuragico, dopo diversi anni di vita travagliata e avventurosa, così è stato l’ultimo periodo della sua lunga vita, e come era successo a Ulisse, anche questo re di bronzo sardo ha rischiato di non fare più ritorno in patria, ma poi finalmente ha potuto rivedere la sua Terralba, la sua patria, la sua Itaca, anche se per una sola serata.
Momo Zucca ci aggiorna degli studiosi che in tempi più recenti si sono occupati dei bronzi di S’Arrideli. Nel 2018, nel volume “Le tracce del passato e l’impronta del presente, scritti in onore di Giovanni Lilliu”, Fulvia lo Schiavo, la più grande studiosa di archeo-metallurgia italiana, pubblica: “G. Lilliu e la metallurgia nuragica: il ripostiglio di S’Arrideli di Terralba”. In questo studio si occupa dei bronzi non figurati. Un’altra studiosa, Luciana Tocco, nella sua pubblicazione: “Il ripostiglio di S’Arrideli di Terralba: rinvenimento, composizione, analisi critiche delle fonti”, si è occupata dello studio dei bronzi figurati. Una studiosa di Terralba, Claudia Nocco, recentemente ha conseguito la specializzazione in Beni Archeologici presso l’Università agli Studi di Sassari, con la tesi: “Ricerca di archeologia dei paesaggi nel territorio di Terralba”, anno accademico 2019-2020. Il suo lavoro è di estrema importanza, anche perché è integrato da una ricca documentazione sia delle fonti sia cartografica e fotografica. La studiosa terralbese in questo suo lavoro si è occupata ampiamente anche dei bronzi di S’Arrideli, partendo dalla pubblicazione di Lilliu del 1953, e da quelle più recenti di Fulvia Lo Schiavo e Luciana Tocco.
Le avventure del capotribù di Terralba, anche dopo la sua restituzione alla famiglia Atzeni, non sono ancora finite. Col patrocinio dell’allora Ministero dei Beni Culturali e Ambientali, il 14 aprile 1980 si apre a Karlsruhe, in Germania, una mostra dal titolo: “La Sardegna dal neolitico all’età nuragica”, con materiali prestati dai più importanti musei archeologici della Sardegna e di alcuni prestigiosi musei dell’Italia. Tra questi materiali si mescolano anche dei reperti ritenuti falsi provenienti da collezioni private svizzere. Dalla collezione Ortiz di Ginevra vengono esposte due figurine di bronzo, di cui la prima rappresenta una riproduzione quasi perfetta del nostro capotribù di Terralba, che si differenzia rispetto all’originale nella resa del manto sfilacciato e nella mutilazione delle dita della mano destra. La seconda invece rappresenta una figurina femminile simile alla donna con sombrero dello stesso ripostiglio di S’Arrideli. Entrambi i bronzetti, ritenuti falsi, sono caratterizzati dagli occhi cavi, che Lilliu la ritiene una caratteristica esclusiva della bronzistica nuragica di Terralba. Il Prof. Lilliu, indignato per questa incredibile vicenda, che vide coinvolto lo stesso Ministero, fece sentire alta la sua voce nelle pagine dell’Unione Sarda. Lo stesso studioso scrive ancora di questa vicenda nel suo volume “La grande statuaria della Sardegna Nuragica” del 1997, ipotizzando che i ladri, prima del sequestro del capotribù, ne avessero eseguito il calco, con lo scopo di farne una copia. A riguardo, Claudia Nocco, non è dello stesso avviso di Lilliu e nel suo lavoro della tesi di specializzazione sopra citata scrive: “In realtà, i ladri del furto effettuato presso casa Atzeni non avrebbero avuto il tempo materiale per la realizzazione di un calco del bronzetto poiché cercarono di venderlo, la mattina successiva al fatto; tale dinamica non era nota al Prof. Lilliu, tuttavia resta il dubbio sulla falsificazione ipotizzata da Prof. Pau che sosteneva che fosse stato venduto in Svizzera l’originale mutilato delle dita della mano destra e che in Sardegna fosse rimasta una copia. L’unico modo per sciogliere il dubbio sarebbe quello di sottoporre entrambi i bronzetti alle analisi archeometriche per determinare la composizione dei metalli”.
Prima di chiudere, vorrei ringraziare Momo per le preziose informazioni che ci ha dato relative ai bronzi di S’Arrideli, e l’amico Andrea Vaccargiu per avermi fatto avere la registrazione della conferenza, senza le quali questo breve racconto non l’avrei potuto scrivere.
Terralba, 30.06.2023 Gino Artudi (Articolo pubblicato dalla rivista locale “Terralba ieri e oggi”, n. 74, agosto 2023)
